APOLOGIA DELL’ANELLO DI FIDANZAMENTO (IF YOU LIKE IT THEN YOU SHOULD HAVE PUT A RING ON IT)

Ovvero del perché non devi vergognarti se passi 3 ore su tiffany.com 

Foto dalla campagna Tiffany “Dimmi di Sì” che per la prima volta rende protagonista una coppia gay.

Arriva un’età in cui tutte le amiche si sposano. Più o meno. Si sposano quelle che non avevi dubbi si sarebbero sposate. Quelle che, senza alcun tipo di offesa, hai sempre catalogato nella tua testa come persone normali. E i normali, si sa, si sposano.

Ci sono quelle che (sì, succede nel 2015) si sposano perché aspettano un bambino e hanno le due famiglie in ansia che li spingono a un velocissimo matrimonio con pancione.

Ci sono quelle che si sposano quando hanno firmato il contratto a tempo indeterminato o quando si comprano casa. Tipo “ok, ora sono tranquilla -di cosa poi, boh- e mi posso sposare”.

Foto dalla campagna Tiffany “Dimmi di Sì” dove lui guida e lei guarda non si sa bene dove.

E poi ci sei tu, che non rientri in nessuna di queste categorie: non ti sei mai pensata come normale nella tua testa, non sei incinta, non hai alcun tipo di tranquillità lavorativa o immobiliare. E anzi, sposarti è pure strano o visto male dai tuoi amici, e magari pure dal tuo compagno. Insomma, tu vorresti, ma hai anche timore a tirare fuori l’argomento perché è come stare in macchina e a un certo punto trovarsi a cantare Tiziano Ferro. Perché mai dovresti? Che senso ha? Lui si gira con gli occhi spalancati, sconvolto e ti chiede “ma come fai a sapere tutte le parole”? E tu vorresti dirgli un bel “non me lo so spiegare, io….”. Ma ti fai forza e dici la verità: questo è il mio guilty pleasure, io amo TITTI, e se mi ami lo accetti, e ti senti tutto il Greatest Hits.

Quindi ora voglio rompere un tabù. Voi, alternativi, hipster, yuccie o come cavolo vi chiamate. Non sentitevi al riparo.

IF YOU LIKE IT THEN YOU SHOULD HAVE PUT A RING ON IT.

Sì, pure voi. Che non vuol dire -cari maschietti- che dovete sposarvi per forza. Ma che se la vostra compagna sogna il matrimonio non è detto che sia pazza. Concedetele di fermarsi a guardare la vetrina di un negozio pieno di veli e gonne giganti. Sbirciate lo schermo del computer quando cercherà su Etsy (perché noi non siamo normali e alla fine su tiffany.com ci stiamo giusto il tempo di qualche sospiro) “indie engagement ring”.

Noi siamo quelle che vogliono gli anelli di fidanzamento e che ci definiamo comunque femministe 2.0, niente grembiulini e torte di pasta frolla nella nostra vita coniugale.

Ma l’anello sì, quello ci deve stare. A voi, care le mie ciniche romantiche, voglio solo dire che VA BENE COSÌ. Volersi sposare non contraddice nessuna delle vostre battaglie. Amare i diamanti neanche.

Come scrissi qualche tempo fa su Facebook:

Questo è il momento in cui vi rivelo la risposta da dare quando vi dicono “ma tu sei una donna alternativa, diversa, giusta, mica vorrai quei patacconi al dito”. La risposta è: SI. 

E quindi ora vi ammazzo di foto di bellezze vere scovate dentro Etsy. Viva gli anelli di fidanzamento. Viva i diamanti. Viva le donne. Viva Beyoncè (ci sta sempre bene).

PS: ho scelto principalmente anelli realizzati in Europa. Così non ci sono le spese doganali. NO MA AMATEMI!

1. Anello d’argento con smeraldo

2. Anello di oro rosa riciclato con diamante ecologico

3. Doppio anello con taglio pera e diamante

4. Anello con opale

5. Anello in stile vintage con opale naturale

6. Anello solitario con diamante nero

7. Anello di fidanzamento con zaffiri

8. Anello con diamante naturale taglio rosa

9. Anello con smeraldo e piccole foglie d’oro

10. Anello vittoriano con diamanti e rubini

CORSICA IN 10 GIORNI. UN TOUR DA VERE CINICHE ROMANTICHE

L’ho chiamato su Instagram il #cinicaincorsica, così da recuperare tutte le immagini che postavo (quando avevo internet, ehm, capitolo a parte) dai posti meravigliosi dove mi sono trovata.

Ci ho messo un po’ a mettere in piedi questo post. Perché? Semplice, ho dato tutti i miei appunti e la mia guida a un’amica in partenza e sono dovuta andare solo a memoria. E ho una memoria di merda, ecco.

Non sono una travel blogger (ma lo sapete, no?) quindi qui non sto a dirvi tutto quello che dovete o non dovete fare in Corsica, ma semplicemente la mia esperienza, il mio viaggio, le cose belle che mi sono portata dietro.

GIORNO NUMERO 1

Partenza da Livorno con Corsica Ferries. Sì, quella compagnia che manco ti sei avvicinato e t’hanno già riempito la macchina di appiccichini. Ah, il marketing. Dentro fa freddo che muori, fuori fa caldo che ti squagli. E niente, resisti.
Dopo 4 ore arriviamo a Bastia, e subito stradario -cartaceo- alla mano, via verso il dito, Cap Corse. Abbiamo prenotato su Airbnb due notti in una casetta a Nonza, un paesino di 69 anime. Arriviamo e già SBEM (uno sbem alla Borromeo, sì) ci troviamo davanti questa spiaggia

Quanti saranno? 3km? E quanta gente vedete? Nessuno? Ecco.
Il nostro padrone di casa è duro d’orecchi e non sente il cellulare che io sto continuando a far squillare per fargli sapere che siamo arrivati. Ci fermiamo al bar di paese (un bijoux, lucine di Natale sui pini e ragazze super gentili) e la cameriera, che ovviamente lo conosce visto che è uno dei 69 abitanti, riesce a contattarlo. Noi aspettiamo bevendo Pietra -birra corsa alle castagne- e mangiando charcuterie -salumi-. Imparate queste due parole: PIETRA e CHARCUTERIE. Per me sono state più importanti di OUI e MERCI.

Ci sistemiamo, dormiamo (ehm) e ci prepariamo alla sera fuori. Beh, Nonza è “lunga” 200mt, non c’è troppo da cercare, noi scegliamo l’unico ristorantino vista mare. Si mangia MEH ma la vista è bomba.

GIORNO NUMERO 2

Buondì Nonza! Pain au chocolat e pain aux raisins dalla boulangerie di paese e giù in spiaggia. Ci consigliano di prendere la macchina e andare alla spiaggetta più piccola, che ha un piccolo baretto di legno con una bandiera dei pirati che sventola. Noi la raggiungiamo ma ci sono solo scogli. Torniamo indietro e scendiamo sulla lunghissima spiaggia ammirata il giorno prima (foto sopra) e qui SORPRESONA. Quella non è sabbia. Sono sassi lisci neri bellissimi.

Sì, abbiamo trovato una giornata non troppo soleggiata e mare mosso ma (altra sorpresa) il mare è caldissimo e fare un bagno, anche con le onde, è davvero un piacere. A cena facciamo i signori e decidiamo di andare a mangiare da Boccafine, il miglior ristorante della zona (e per zona intendo diversi km). Cucina di gran classe, ambiente gentile e accogliente. Mangiamo da Dio e gli lasciamo pure 100 euro. E allora ciao eh.

GIORNO NUMERO 3

Salutiamo Nonza. Due giorni senza internet ci hanno stremato. Raggiungiamo Saint-Florent per un caffè freddo, l’acquisto di un giornale e un po’ di scrocco wifi, poi scappiamo alla volta di Ostriconi. Qui dormiamo al Village Ostriconi ma siamo un po’ sfortuntati: sono rimasti solo Studio (monolocali) e ci tocca pagare 87 euro per una sistemazione anche un po’ troppo grande per noi. Il villaggio è semplice e accogliente, con accesso diretto a una spiaggia incredibile, pare di essere in California (e infatti qui vi deliziai su Instagram con la mia foto Baywatch)

Anche qui bandiera rossa e mare mosso. Ma ce la siamo stra goduta. Merito anche delle mucche incontrate nel percorso per raggiungere la spiaggia.

La sera ceniamo con charchuterie e brocciu -ah sì, BROCCIU è la terza parola che dovete imparare, formaggio tipico simile alla ricotta, ci fanno praticamente tutto- e birra Pietra (avevate dubbi?)

GIORNO NUMERO 4

Corte, la città universitaria della Corsica. Un posto dove ho davvero lasciato il cuore. Appena arrivati andiamo diretti sui torrenti della Restonica. Sono le 11 e non c’è ancora anima viva. Troviamo una posizione isolata -resteremo soli tutto il giorno- che è una favola. In pratica ho vissuto qualche ora dentro Laguna Blu. Però io non ero nuda e soprattutto non ero Brooke Shields.

Abbiamo prenotato a L’Albadu che vi consiglio caldamente. È un casale con allevamento di cavalli. Si spende un po’ (è il posto dove abbiamo speso di più per dormire, 100 euro in 2), le camere sono rinnovate da poco ma soprattutto è compresa prima colazione con marmellatine fatte in casa e la cena, su grandi tavolate. Abbiamo mangiato cibo povero ma gustoso insieme agli altri avventori. Un’esperienza che di sicuro ricorderò con piacere.

Oltre al bagno nei fiumiciattoli non potete perdervi una gita (in salita) verso la cittadella di Corte. Molto turistica ma estremamente suggestiva.

GIORNO NUMERO 5

Cominciamo a scendere verso sud, e per farlo facciamo una strada incredibilmente spettacolare, che ci ha consigliato il proprietario dell’allevamento di cavalli: quella attraverso la Foret de Valdo-Niello. Passiamo in mezzo a veri canyon di roccia rossa per poi salire in cima alle montagne che fino a quel momento avevamo ammirato stagliarsi sullo sfondo. Un percorso da fare. Incantevole.  

Proseguiamo il viaggio, visitiamo qualche paesino della costa e decidiamo di fermarci a Porto. Anche questo è un paesello piccolo e grazioso dove il turismo non manca. Vaghiamo alla scoperta dei dintorni per tutta la giornata, ammiriamo la torre genovese su cui si scagliano le onde (eh sì, bandiera rossa anche oggi) e infine, trovato un alberghetto a poco, andiamo a cena. La nostra scelta ricade su A Stretta, dove scegliamo un menù che ci consente di mangiare un pescione gigante (San Pietro) e metà astice, oltre a antipastini vari. Pure qui lasciamo i nostri bei soldi e andiamo a dormire felici.

GIORNO NUMERO 6

Via verso Sartène, la città più corsa della Corsica. Per farlo passiamo velocemente per Ajaccio. Finalmente sentiamo parlare corso. O meglio, cantare corso! Il giorno dopo proprio a Sartène ci sarà un evento di musica popolare, ma i cantanti hanno già raggiunto la città e la sera si fermano nei vari localini del centro, chitarra in mano. È davvero uno spettacolo. Nei giorni di viaggi in auto abbiamo trovato la radio corsa e abbiamo iniziare ad ascoltarla per avvicinarci alla lingua locale. È molto più vicina all’italiano che al francese e decisamente comprensibile per noi. Insomma, di Sartène ci innamoriamo. Anche se l’albergo non ci ha fatto impazzire e neanche il cibo (che non so se si è capito ma per me è tipo la cosa più importante ever).

GIORNO NUMERO 7

Giorno di spiagge cristalline! Roccapina è da non perdere. Mare celeste e trasparente, spiaggia bianca e finissima. Non sono mai stata ai Caraibi ma (palme a parte) me li immagino così. Troviamo un affittacamere che sa di Motel anni ’70, super economico e bellissimo (nel suo essere caratteristicamente povero) in zona Pianottoli. I paesini di queste zone sono piccolini, affollati ma non troppo e pieni di comodità (accesso alla spiaggia a 1 metro dal parcheggio ma aree non troppo affollate e acque trasparenti). Insomma, un momento di relax perfetto per la vacanza che sta finendo.

GIORNO NUMERO 8

Bonifacio è stata una vera scoperta. Una città incantevole dove passare qualche ora il pomeriggio fra vecchie fortificazioni e panorami mozzafiato prima di mangiare in uno dei tanti ristorantini del centro storico. 

GIORNO NUMERO 9

Si avvicina il rientro e cominciamo a risalire la costa est della Corsica. Ci fermiamo in diversi paeselli qua e là per gli ultimi bagni della vacanza (Rondinara) ma abbiamo un obiettivo -lo ammetto- abbastanza strano: vogliamo andare all’Etang d’Urbino, lo stagno che si trova a pochi chilometri da Alèria dove abbiamo scovato un ristorante che cucina il pesce allevato nell’Etang. Ci troviamo in un posto da cartolina: una palafitta in mezzo allo stagno dove si mangia a pochi centimetri dall’acqua. Menù fermo agli anni ’80 (ciao cocktail di gamberi, ciao) ma ostriche e cozze da sballo che ci riempiono pancia e spirito.

GIORNO NUMERO 10

Ultimo giorno, ultima sorpresa. A Bastia eravamo passati all’andata, appena sbarcati. Città di porto, città senza fascino apparente. Decidiamo quindi di spostarci verso l’inizio di Cap Corse e scopriamo l’incantevole Erbalunga. Di sicuro paesello per tasche generose (ha un ristorante stellato e un albergo 4 stelle con Spa) ma pieno di fascino. 

Il pomeriggio decidiamo comunque di esplorare Bastia e scopriamo una Cittadella piena di fascino, arroccata come Corte ma più “vera” e vissuta. Ci piace, tantissimo. Ceniamo presto guardando il mare. La Corsica è stata una sorpresa ad ogni passo. E non sarà facile da dimenticare.

Veniamo alla pagella (boh, ho deciso così).

CIBO – 7 (se spendi mangi bene, ma la media è meh)

OSPITALITÀ – 8

COMUNICAZIONE – 8

SPIAGGE – 9

RAPPORTO QUALITÀ PREZZO GENERALE – 7

PRO – varietà del paesaggio, dal canyon al mare, dai fiumi alle vallate

CONTRO – costa tanto, sia mangiare che dormire, anche se non si hanno troppe pretese.

PERCHÉ IL MATRIMONIO DI BEATRICE BORROMEO È IL PIÙ BEL MATRIMONIO REALE DEGLI ULTIMI 100 ANNI

Lo ammetto. Ero scettica. Avevo addirittura sfidato la nostra Beatrice qualche settimana prima del suo matrimonio (non ti sposi perché hai paura dei commenti delle ciniche romantiche, eh?) e invece, SBEM! che schiaffone che mi ha dato.

Il matrimonio fra Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi è quello che più di tutti si avvicina alla perfezione negli ultimi 100 anni. Sì. Voliamo alti.

Al diavolo i matrimoni inglesi (ciao Kate, ciao anche se hai la pagina wiki dedicata al gran giorno, e ciao Diana ciao a te e alle tue maniche a palloncino) al diavolo quelli Scandinavi (hanno questa fissa per lo shantung di seta che basta eh) al diavolo pure tutte quelle che principesse non lo sono e che pensano che indossare un abito “stile matrimonio reale” ti elevi a donna di sangue blu (vedi Nicole Hilton).

La Borromeo reale lo è davvero. Ed è pure facile da capire. La vedi di profilo e rivedi un dipinto del Pollaiolo. Tipo una qualsiasi di questi.

Devo ammettere di avere un debole per i matrimoni monegaschi e nella mia top 3 dei matrimoni reali evah ci sono solo nozze del Principato:

1) Grace Kelly e Ranieri di Monaco (anche se lui a confronto era davvero inguardabile)

2) Caroline e Philippe Junot (anche se lui a confronto era davvero inguardabile#2 e con una faccia da sberle non indifferente)

3) Andrea Casiraghi e Tatiana Santo Domingo (nonostante avessi apprezzato l’uscire dagli schemi a tema boho, lei era davvero un po’ troppo smandrappata)

Oggi Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi scalano la classifica posizionandosi (eh sì) al primo posto. Hanno vinto, tutto. Perché sono entrambi giovani, ricchi, bellissimi, famosi. Ma, diciamoci la verità, principalmente perché lei ha scelto 5 abiti diversi per sposarsi.

Sono 5. Sì, avete capito bene. E sono uno più bello dell’altro. Analizziamoli.

  • Valentino, vestito rosa della cerimonia civile. 


Bomba. Bellissimo. Devo ammettere che gran parte dell’emozione me l’ha data il pensare (me tapina) che questo era IL vestito. E immaginare che, seppur nel 2015, una coppia reale (io li chiamo reali, non controbattete) si presenta così il giorno delle nozze, beh, c’è da battere le mani. Unici nei, se proprio devo andare a cercarne, quei capelli un po’ scemetti e il bouquet col grano che…boh.

  • Valentino, abito stampato per la festa post cerimonia civile

Questo non ci è dato vederlo. Repubblica ha individuato l’abito haute couture da cui ha tratto l’ispirazione, ma finché non vedo non credo -e non commento- (foto 10 di questa gallery)

AGGIORNAMENTO:  L’unione delle ciniche fa la forza. Mi hanno mandato la foto che mi mancava. E c’ho pure il 5° vestito. Tiè! (grazie Valeria, vai dritta nei ringraziamenti finali). Che dire, molto ma molto molto meglio dell’abito da cui prende ispirazione. Ed è il mio preferito. Qui il parrucchiere non l’aveva ancora licenziato.

  • Alberta Ferretti, vestito boho con sandali flat per party pre matrimoniale

Ma quanto sei bella, Beatrì? Continuo a pensare che dovresti licenziare il tuo parrucchiere, che o non c’ha voglia di fa niente (vedi tristissima acconciatura del primo giorno) o c’ha il momento di smania/raptus-ferro-per-i-ricci. Un abito davvero di moda, molto simile alla cognata Tatiana di cui sopra (con capelli migliori lei eh) molto molto bella. Momento silenzio interdetto per il mocassino di lui. Ehm.

  • Armani, abito per LA cerimonia (qui si merita due foto)

Ovviamente io ho da ridire sulla scelta dell’abito “da principessa”. Pienamente in stile -appunto- principessa. Roba che ora tutte ma proprio tutte le spose delle case reali si vestono così: con pizzo, manica a 3/4 e velo. Ma il mio cinismo dura il tempo di un battito di ciglia, perché con l’acconciatura lei ha stracciato tutte (FINALMENTE!) Sì, è proprio quella di un quadro del Pollaiolo. Bella. Bellissima (l’ho già detto?).

PS: sguardo pazzesco dei due a parte, il particolare dei bottoncini sulla schiena (come nel vestito di Grace) non l’ho notato solo io, vero?

  • Armani, abito per la festa post cerimonia religiosa

It’s my party and I will be a greek goddess if I want to. Ecco, questo è quello che ho pensato quando ho visto questo abito. Lei e il suo lunghissimo e nobilissimo collo arrivano alla festa in un abito -appunto- da Dea. E che dire dei capelli? Ancora azzeccatissimi. Il (presunto) cambio di coiffeur è stato fondamentale. Brava!

Perché il matrimonio di Beatrice Borromeo è il più bel matrimonio reale degli ultimi 100 anni? Perché sono belli, perché non hanno avuto paura di osare (bouquet di grano?), perché si sono divertiti, perché hai la sensazione di un matrimonio di due ragazzi e non di due parrucconi del jet set (poi vabbè c’erano Lana Del Rey e la Sozzani, ma c’era pure Travaglio). E perché, con tutti questi vestiti, sì, ci hanno fatto sospirare. 

Ora mi chiedo solo una cosa. Così, per mettere un po’ di cinismo al fuoco (con tutti sti vestiti vi avrò cariato i denti). Ma gli avanzi di queste 5 cene che fine hanno fatto? Ci vanno avanti fino a Natale eh (niente, mi sto immaginando Beatrice che scongela l’arrosto, da brava giovane giornalista del belpaese, scusate).

E ora i ringraziamenti:

Mi immaginavo davanti a uno schermo coi pop corn a godermi il matrimonio del secolo. E invece ho dovuto attingere alle informazioni che voi (sante donne) siete riuscite a darmi nei miei post di richiesta di aiuto su Facebook. Per questo oggi vi ringrazio una ad una. Grazie a Marilena Zavagno, Sabrina Gualdi, Barbara Castellano, Tiziana Randò, Barbara Marcotulli, Irene Zennaro, Fabiana Milza, Stefania Cosentino, Vincenza Guglielmi e Valeria Racemoli. Senza di voi avrei brancolato nel buio dell’incertezza. Vi voglio bene. 

5 IDEE PER L’ADDIO AL NUBILATO

Ieri ho scritto i 3 MOTIVI PER SCEGLIERE UN ADDIO AL NUBILATO VOLGARE (ma anche no), ma non potevo lasciarvi così, con tante critiche e nessuna soluzione. Bando alla volgarità, ecco le mie soluzioni.

La vera grande domanda è: cosa vuol dire per voi “addio al nubilato”? Perché insomma, io mi ergo spesso a conoscitrice dell’unica verità, ma alla fine lo so che non è vero. E allora per me addio al nubilato vuol dire stare insieme alle tue amiche del cuore e divertirti. Quando dico cuore, quindi, intendo che per me non si deve arrivare a 20-30 persone, ecco. 

5 IDEE PER L’ADDIO AL NUBILATO

1) POLAROID DAY 

Comprate o fatevi prestare una macchina per istantanee. E tante, tantissime pellicole. Trovate uno sfondo naturale adatto, che sia particolare e diverso. Ad esempio un bel muro di street art nella vostra città. A fine serata tutte a bere un buon bicchiere e a comporre un album unico resterà nelle mani della sposa.

A Roma potete andare nel quartiere Ostiense, dove si trovano alcuni fra i lavori di street art più grandi e particolari della città (anche a Tor Marancia ci sono, ma non sono altezza uomo). Il bicchiere poi bevetevelo da Co.So. al Pigneto, locale che propone drink insoliti e preparati ad arte.

2) CENA STELLATA

Per vere amanti del genere. Qualcosa che magari non avreste pensato di fare, perché la cifra è spesso proibitiva, ma che l’occasione dell’addio al nubilato può farvi scoprire. Sarete coccolate dall’inizio alla fine, alla scoperta di sapori mai provati prima. Di sicuro sarà un’esperienza che non dimenticherete mai, e farla con le amiche del cuore regala a tutte un ricordo unico.

Vico Equense (NA) il ristorante Torre del Saracino di Gennaro Esposito propone un menù 2 stelle Michelin con sconto giovani (e poi, visto che vi trovate lì, bel fuori porta a Sorrento e weekend di mare!). A Roma non potete non andare a Il Tino di Ostia di Daniele Usai, una nuova stella Michelin semplice perfezione a un prezzo ragionevole.

3) MUSICAL

Qui gioco in casa. Io adoro i musical ma ho sempre trovato difficoltà a incontrare qualcuno che volesse vedere insieme a me uno spettacolo (cioè io ce l’avrei pure l’amico del cuore da portarmi a teatro ma viveva in Australia fino a una settimana fa, ora vive a Londra e stiamo già fissando gli spettacoli da non perdere). Un musical è uno spettacolo vero, di cui godere in pieno. Se non finisce troppo tardi, o se scegliete la visione del pomeriggio, potete unire anche in questo caso una cena o una buona venuta fuori.

A Milano sta per arrivare Dirty Dancing il musical, non so se fidarmi, ma di sicuro le battute le sapete tutte a memoria. Firenze in autunno è il turno di Billy Elliot al Teatro Verdi. Nella mia wishilist c’è Londra e The Commitments. Sta per arrivare anche il musical di Smash. Per quello sono pronta a prendere un volo intercontinentale.

4) CORSO DI TRUCCO E PARRUCCO

In un mondo di tutorial, riuscire a imparare qualcosa dal vivo può essere rivoluzionario. Perché quindi non organizzare un mini evento solo per voi per creare un’acconciatura estrosa o un trucco diverso dal solito, e poi uscire bellissime, a conquistare il mondo?

A Roma potete essere così fortunate da incappare nei corsi gratuiti di Riccio Capriccio e del suo Club delle Impedite. Qui posso garantire. Bicchiere di vino in mano, amiche tutte intorno, e tanto divertimento!

5) BRA FITTING

Tutte a casa con un reggiseno su misura. Questo succederà dopo una sessione di bra fitting (che lo so, dal nome sembra un nuovo tipo di sport). Mi ci sono imbattuta quando cercavo disperatamente della lingerie su misura. Non posso ancora garantire, non ho mai fatto bra fitting, ma sono davvero curiosa e soprattutto sì, sono una di quelle donne a cui il reggiseno va sempre troppo largo, troppo stretto, troppo che non va bene.

A Roma Pati Jò organizza fitting parties (con prosecco).

MENZIONE SPECIALE PER:

- GIORNATA ALLA SPA

Già sentita? Noiosa? Dite quello che vi pare ma a me una giornata per staccare serve sempre, e farlo con le amiche vere non può che farmi bene. Non abbiate paura dell’intimità: anche in città, molte Spa o Hammam consentono di affittare la struttura a un prezzo speciale proprio in occasione di feste o addii al nubilato. Fra bagni turchi, relax, idromassaggio, thè e frutta fresca si può iniziare la giornata qui e poi continuare con un aperitivo o una cena tutte insieme.

A Roma non posso che consigliare l’attenzione e la cura di Mira, del Templum Salutis, nel quartiere di Torpignattara.

 - GITA FUORI 

Con le amiche di sempre non si può che rivivere la gita del liceo. Cartina alla mano, lingua straniera parlata malissimo (scegliete un posto che nessuna di voi conosce!) alla scoperta di una città lontana che resterà per sempre il punto sulla cartina della vostra amicizia.

Io ormai mi muovo solo con Airbnb e Skyscanner. Se dovessi proporvi una meta insolita e bellissima sarebbe Amburgo.

3 MOTIVI PER SCEGLIERE UN ADDIO AL NUBILATO VOLGARE (ma anche no)

Premessa: non sentirti attaccata se sei una sposa che ha subìto un addio al nubilato pieno di volgarità, o sei l’amica che l’ha organizzato. Magari hai davvero pensato che quello fosse l’unico modo per divertirsi. Ti perdono.

Entrando nel favoloso mondo dell’adultità ho scoperto un’usanza immonda: addii al nubilato a tema PENI (sì, chiamiamoli peni, va).

Pensavo che fosse una cosa di moda fra le persone diverse da me. Dove per “diverse da me” intendo persone a cui piace andare a vedere gli spogliarelli. E invece mi sono dovuta ricredere. È ormai una moda consolidata, pare l’unica possibilità di festeggiare una quasi sposa. Ma il fatto che sia qualcosa di ormai assodato non deve fermarci dal dire basta!

Perché costringere una ragazza a coroncine/collanine/veli con applicazioni di piccoli peni? 

Ho provato a pensare al ragionamento che c’è dietro la scelta di un addio al nubilato volgare da parte delle amiche della sposa.

3 MOTIVI PER SCEGLIERE UN ADDIO AL NUBILATO VOLGARE

1) Pensi che sia la sua ultima possibilità prima del matrimonio, una sera in cui deve darsi da fare con più ragazzi possibili.

Whaaaat? Ma che davvero? No, per favore non ci credo proprio che pensiate sinceramente che la vostra amica non veda l’ora di buttarsi su ormoni unti e palestrati. Prendiamo il peggio dell’addio al celibato: l’idea che il futuro sposo debba andare a spogliarelliste prima entrare nella prigione matrimoniale. Aborro.

2) Sta per conoscere le gioie del sesso e ha bisogno del tuo aiuto.

Questo forse è peggio, perché presuppone che siamo di fronte a una ragazza illibata, che non sa neanche come è fatto, un pene, e quindi viene presa in giro dalle amiche che nell’occasione la erudiscono sui DOs&DONTs delle pratiche erotiche. Welcome to 1915.

3) Ti piacciono i peni finti, ti diverte la volgarità.

Oh, può essere eh. Però magari prima assicurati che anche la sposa abbia questa predilezione. E che le piaccia soprattutto andare in giro per la città mostrando a tutti queste…cose…vabbè non so più neanche come chiamarle.

Bene. Abbiamo esaminato il perché. Se sei d’accordo con uno qualsiasi di questi ragionamenti ti chiedo scusa per la mia veemenza e ti auguro una gioiosa festa.

Se invece stai continuando a leggere ti ringrazio per la pazienza. Questo post è davvero troppo lungo e mi fermo qui. Ma domani arrivano le 5 IDEE PER L’ ADDIO AL NUBILATO (senza volgarità).

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