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PIPPA MIDDLETON SI È SPOSATA. OLÈ.

20 maggio 2017

L’aspettavamo al varco. No, non sto usando il plurale maiestatis. Eravamo io e tutte quelle che la ritenevano colpevole di aver fatto credere a tanta, troppa gente, che ci si può vestire di bianco ai matrimoni altrui (ma invece NOI sappiamo che non si può, vero?).

Il preambolo: Pippa Middleton, 33 anni e sorella minore della Duchessa di Cambridge Catherine Middleton, si è unita a giuste nozze oggi con il finanziere James Matthews, di anni 41. Il matrimonio si è svolto nella campagna inglese e la cerimonia nella casa di famiglia di Middleton. Dai, bellino.

Prima di entrare nei dettagli sulla sposa e sul suo abito, iniziamo con il grande schiaffo morale di Kate, perfetta nel suo vestito rosa antico che -cappellino intollerabile a parte- è di una bellezza incredibile, richiama molto la moda fra i ’30 e i ’40 e, ma non c’è da stupirsi, le sta d’incanto. Questo rimette subito Pippa al suo posto: sì, ok, ti sei vestita di bianco al mio matrimonio, diciamo un po’ come una sorellina piccola che getta i fiori nella navata. TIÉ.

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A Kate va anche il premio SORELLA DELL’ANNO perché, Dio santo, stiamo parlando della futura Regina d’Inghilterra. E guardatela qui.
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Beh, che la critica abbia inizio.

Pippa ha deciso di indossare un abito regale. Di quelli che se ne vedono molti in giro. Pizzo pizzo pizzo. Noia? Mmm no. Incredibilmente dico no.

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Sì, è vero, il movimento della gonna è estremamente simile a quello della sorella (se non, EHM, uguale) ma la manica corta, il collo alto, la schiena scoperta. Lo so, negli ultimi 5 anni avremo visto centinaia di abiti così, ma nessuno (diciamolo) con questa stoffa. Qui è il pizzo a fare la differenza. Ed è mozzafiato. Ma ricordate che mi chiamano Jessica Fletcher, ed ecco che son riuscita a individuare un dettaglio trashissimo. Il brillantino sul velo, ladies and gentlemen. IL BRILLANTINO. (O perline? È trash lo stesso!)

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I capelli di lei? Né carne né pesce, ma li preferisco allo sciolto della sorella. E soprattutto, li preferisco al ciuffo sfigato di lui. Che osa -anche troppo- coi colori dell’abito. Però quel sorriso, ma quanto è carina lei? Mai vista così bella.

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Perché, famo a capisse, io i colori di questo matrimonio non li ho capiti. Ok, abbiamo il verde chiaro (fiori, pantaloncini dei paggetti) e il rosa (fusciacca delle damigelle, abiti delle donne di casa Middleton) ma quindi sta cravatta bordeaux con il gilet celestino che cavolo c’azzeccano?

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Momento poraccitudine: il cuore di fiorellini tristissimi. Porello George, costretto a sopportare tutto questo.

E gli invitati? Come sempre la Gran Bretagna ci dona delle vere perle.

Colloquio di lavoro a sinistra incontra mojito sulla spiaggia (con orologio) a destra. Una roba da capocciate nel muro. Voto: 3

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Vi prego, trovatemi una e dico UNA cosa giusta in questo outfit. Non so se è peggio la borsetta per fare la spesa o la calza trasparente con il sandalo aperto. Voto: 1

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No vabbè io ci rinuncio. Davvero. Voto: 0

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Concludo saltando a piè pari il commento per l’orrido vestito della mamma della sposa (ma poi perché tutte in rosa? Ma che è?) e dandovi invece un appuntamento. Ci si vede al matrimonio dell’ultimo fratello Middleton. MA CIAO JAMES MIDDLETON, can’t wait di vederti ancora 🙂
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Vi segnalo sul Telegraph il video del matrimonio, che non potete perdere.

wedding

ZOSIA MAMET SPOSA IN NERO. E PER ME È UN GRANDE NO.

5 dicembre 2016
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Ci voleva una sposa in nero per farmi riprendere le mie invettive matrimoniali.

Ma prima di addentrarci oltre iniziamo da due fondamentali punti di partenza:

  • Se sei una sposa, puoi fare quello che vuoi
  • Se dai l’esclusiva a Vogue impedisci a noi comuni mortali di analizzare tutto il tuo matrimonio, noi ci arrabbiamo.

Procediamo. Chi sono.

Zosia Mamet alle più sarà sconosciuta. O meglio, a tutte è sconosciuta, a meno che voi non abbiate visto assiduamente Girls, e anche allora vi dovrò dire che è l’attrice che ha la parte di Shoshanna.

Chiarito questo, aggiungerò che Zosia Mamet si è sposata qualche tempo fa -il 1 ottobre, ma le foto sono state diffuse solo a fine novembre- con Evan Jonigkeit. Anche questo nome potrebbe non dirvi nulla, anzi, sicuramente non vi dirà nulla. Posso solo consigliarvi di googlarlo.

Zosia Mamet racconta a Vogue come ha organizzato il suo matrimonio: ha scelto un posto lontano ma non troppo, particolare al punto giusto, si è affidata a un duo di wedding planner e ha scelto con le amiche il suo vestito.

Ecco, veniamo al vestito.

“Volevo qualcosa di comodo, e non volevo vestirmi di bianco” dice Zosia a Vogue.

Ok, ci siamo, ma da qui a scegliere un abito nero -Givenchy- ce ne passa. HEY, WAIT: io non critico la scelta di vestirsi di nero per sposarsi. Come ho detto prima, tu sei la sposa e sei la vera boss di quel giorno. Puoi fare quello che vuoi.

Quello che mi dispiace -da spettatrice, ovviamente- è che in assenza di un abito da sposa mi ritrovo a guardare le foto e pensare di trovarmi di fronte a un banale servizio patinato “coppia elegante in mezzo alla nebbia” che ha la sua vetta matrimoniale più alta in “amici con temporary tattoo” (WELCOME TO 2014). E non è finita. Fra gli scatti ce n’è uno di Zosia che cambia abito e mette un Kate Spade, ma ci fa vedere solo un pezzetto, niente di più. PERCHÉ, dico io, perché? Come faccio a soddisfare la mia brama di sapere?

Sposa, ti rispetto, ma voglio di più (come diceva Britney).

In conclusione: queste 13 foto non mi bastano. Capisco la volontà di tenere la maggior parte dei tuoi scatti e della tua giornata per te, e mi piace il fatto che nello slideshow Zosia parli in prima persona, come a voler aprire l’album delle sue nozze per raccontare quel momento. Però, ci sono dei però. Alla fine della fiera quel pezzo di Vogue mi sa di enorme spot: per la location, per le wedding planner, per la gioielleria, per la band, per il fotografo e addirittura per gli sposti stessi. E dire che a voler fare un matrimonio alternativo – e uso questo termine vista la scelta degli sposi di dare a Vogue la foto della testa rasata dell’amico artista, come a dire che loro sono hipster, boh- ci vuole davvero poco. Avete visto l’abito di Valentino indossato da Dianna Agron il giorno del suo matrimonio? Ecco.

Una foto pubblicata da Darren is Hedwig (@gleecastnew) in data:

La foto di Zosia Mamet + marito è di Tommy Agriodimas, amico della coppia. Trovate tutto il servizio su Vogue.

PEOPLE

#PROUDCINICA

15 luglio 2016
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(Lo so, l’immagine è sfocata e fa cagare, c’ho un marito capra a fare le foto, ma ha tante altre buone qualità)

 

Quando ieri ho pubblicato il post sulle braccia ciccione non credevo che sarebbe successo quello che è successo. Non parlo tanto delle condivisioni (post più letto in assoluto, più condiviso in assoluto, con più commenti in assoluto, insomma IN ASSOLUTO). Ma del fatto che tante di voi mi hanno scritto per raccontarmi la fatica che fanno anche oggi per accettarsi ogni giorno.

Alcune mi hanno scritto di aver pianto (giuro, non volevo) altre di aver riportato alla memoria cose nascoste in un angolo del cervello dall’infanzia.

Per la prima volta, più che con il #cinicachallenge, ho sentito di aver fatto qualcosa che in qualche modo può aver aiutato qualcuna di voi. È una bella sensazione. 

Quindi ora perché ora non fate lo stesso anche voi? Ispirate qualcuno a non vergognarsi più!

Questa mattina ho mandato la newsletter (iscrivetevi qui) per lanciare l’hashtag #proudcinica.
Funziona così:

1) Fate una foto di qualcosa di cui non vi vergognate più (non deve essere per forza qualcosa di fisico)

2) Seguite su Instagram @lacyniqueromantique e @alberodelriccio e taggate i due account nella foto

3) Raccontate nella descrizione il vostro percorso, ispirate altre persone a smettere di vergognarsi!

Prima di un nuovo weekend di luglio, facciamo girare la parola bellezza, diciamola alle nostre amiche che si infagottano e che rinunciano a una giornata in spiaggia con noi perché si vergognano.

Io sarò onorata di avere l’autrice della foto/racconto che mi colpirà di più e un suo accompagnatore/accompagnatrice ospite proprio de L’albero del riccio per un weekend. A lei riserverò SUD, l’appartamento più bello in cui ti svegli la mattina guardando il Lago Trasimeno.

Avete tempo da oggi, 15 luglio 2016 a domenica 24 luglio 2016.

Daje, fatemi vedere il vostro lato #proudcinica!

EDIT: È Chiara la #proudcinica che ho scelto! Qui c’è il post dell’annuncio che ho fatto su Facebook 🙂

PEOPLE

SMETTERE DI VERGOGNARSI IS THE NEW BLACK

14 luglio 2016
Ho odiato questa foto. Tanto.

Io ho le braccia grosse.

In realtà il mio più grande cruccio -da sempre- è l’assenza di mento che crea una sorta di unicum bocca-collo alquanto inguardabile. Ma poiché l’unico modo di nasconderlo sarebbe usare un burqa (o tutta una serie di sciarpine fricchettone di cui ho ampiamente abusato nei primi anni 2000 – qui sotto il contributo fotografico del 2005), su quel fronte ho ormai mollato il colpo. No, sciarpine che puzzano di patchouli, non mi avrete più! – e comunque notare il posizionamento tattico copribraccia anche qui-1

Resta il problema braccia ciccionissime.

Potrei dirvi che le ho provate tutte ma sarebbe una sporca bugia. Certo, rispetto a qualche anno fa mi sento molto brava. Ho scoperto che posso correre, ho scoperto che posso acquistare dei pesi da Decathlon e fare esercizi tipo questi, ho scoperto il sumo squat, che tradurrei con un bel MANNAGGIACHITEMMUORT’ visto che mi ha impedito per 10 giorni di scendere le scale. Non fumo. Insomma, brava. Resto grossa ma almeno penso alla salute. Però loro, le amiche braccia, son sempre lì a rifiutarsi di smettere di ciondolare nella loro floffaggine. Insomma, Michelle Obama mi supera a destra.

Il vero problema -però- non sono loro, ma io. Mi sono sempre vergognata del mio corpo -perché poi, diciamoci la verità, io sono grassa un po’ ovunque, è solo che concentro sulle braccia il mio odio-.

La mia anziana pediatra Cecoslovacca, la dottoressa Dana, mi chiamava ciambellina o polpetta. E io ero felice.
Chi non ama le ciambelle o le polpette?

Poi lei andò in pensione e arrivò una giovane nuova pediatra che nella prima visita -avrò avuto 7 anni- mi parlò della scala della ciccionaggine (lei non la chiamò così, era una roba tipo percentili).

Io avevo 25 persone più grasse di me e 75 più magre di me. Ricordo perfettamente il momento in cui mi ha comunicato questi numeri. Mi sentivo inadatta, sbagliata.

Non ero più una graziosa ciambella ma un ammasso di lardo. Ogni giorno a scuola ci mettevano in fila indiana per uscire in giardino o andare a mensa. Io ero bassa ed ero sempre la terza o la quarta in fila, dietro di me una decina di compagne. Io mi guardavo avanti, mi guardavo dietro, e avevo la percezione fisica di quei numeri. 25 più grasse di me, 75 più magre di me.

Miriam suona il pianoforte così può stare seduta anche quando fa un’attività extra.

Ecco, questa è un’altra delle grandi verità (e una delle frasi preferite di mia madre). Sì, sono pigra. Sì, ho sempre mollato gli sport. Sì, mi piace stare seduta, ma anche sdraiata, se è per questo. Mangio relativamente bene ma sono golosa. Vivrei di pizza e gelato. Me la puoi fare integrale la pizza e il gelato può essere biologico e senza latte. Ma sempre pizza e gelato sono. E io vivrei di quello.

Tutto questo per dire che sì, magari sapere da quando sono piccola che sono una cicciona non ha contribuito a farmi sentire particolarmente carina negli anni, ma anche io ho le mie colpe.

Mi piace il cibo e sono pigra.

Una delle prese in giro dei miei genitori più costante nel tempo (tipo che potrebbero farmela anche ora, conoscendoli) è quella sul rapimento. A cavallo fra anni ’80 e ’90 ci furono diversi rapimenti di bambini, ve ne ricorderete. Uno fra tutti Farouk e il suo povero orecchio, o Augusto De Megni che poi tornò agli onori della cronaca -lui e il suo donca- vincendo il Grande Fratello. Non so perché lo facessero, forse per non farmi spaventare, per allentare la tensione successiva alla visione del TG, ma continuavano a dire la stessa cosa:

Tu stai tranquilla, se ti rapiscono ti ridanno indietro dopo poco, gli costerebbe troppo il cibo per mantenerti

Di recente ho visto questo video di Bustle. Dopo circa un minuto di video le ragazze si coprono con dei teli e delle sciarpine, per poi scoprirsi di nuovo. Io mi copro da sempre. D’estate sfido il caldo pur di non rinunciare a golfini di cotone e maglie a 3/4. Lo so, è più forte di me. Ho sempre pensato che coprirmi mi avrebbe aiutato. Così come vestirmi di nero.

Ma guardando il video mi sono resa conto di una cosa a cui non avevo mai fatto caso prima: coperte mi sembravano infagottate, più grosse e sgraziate, nascondevano la loro vera bellezza. Sì, le ho guardate e le ho trovate bellissime. Scoperte.

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Dottori, genitori, fidanzati (ciao, ex che mi chiamava Pavel dicendo che i miei polpacci sono uguali a quelli di Nedved) mi ricordavano la mia stazza forse per provare a dirmi di muovermi, ma quello che mi serviva non era la spinta a cambiare, ma a vedermi bella e a accettare le mie grandissime braccia. C’è riuscito un video di un minuto e mezzo.

Sono scema, evidentemente. O forse era solo il momento giusto.

Il giorno dopo essere incappata in questo video ho fatto una cosa che non era mai successa prima. Sono andata al lavoro con le braccia scoperte. Non è stato facile e il primo giorno mi sono tenuta il golfino di cotone nello zaino, just in case. Ma una cosa l’ho imparata, e proverò a tenerla stretta in mente: l’unica persona da cui voglio davvero delle serie pacche sulle spalle sono io.

E me ne sto dando di serissime, con le mie braccia possenti. Sono brava. Non mi vergogno più.

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Edit: questo post ha fatto in assoluto il numero di condivisioni e visualizzazioni più alto dalla nascita del blog. I tantissimi messaggi che mi avete scritto mi hanno portato a decidere di far nascere l’hashtag #proudcinica. Per ispirare sempre più donne a non provare più vergogna. Trovate qui tutti i dettagli.

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BRIDE SHAMING

17 giugno 2016
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(Cosa c'entra Jessica Fletcher? Lei c'entra sempre).

 

Quante volte ho redarguito le invitate di nozze? Tante, tante volte.

Di solito la mia accusa, e la mia richiesta, è sempre molto precisa: NON DOVETE VESTIRVI DI BIANCO AI MATRIMONI DELLE ALTRE. Pare sia molto difficile da capire, ma repetita iuvant. Speriamo.

E alle spose? Chi ci pensa? La donna che sta per sposarsi può essere una cacacazzi di dimensioni allucinanti. Ho provato a sintetizzare alcune delle pratiche più antipatiche messe in atto dalle spose.

DISCLAIMER: ovviamente sì, parlo anche di me. Siamo state tutte cacacazzi almeno una volta nell’organizzazione del nostro matrimonio.

1. DRESS CODE

No, qui non stiamo parlando della regola ferrea NON VESTIRTI DI BIANCO. Quello non è un dress code, è una delle leggi scritte sulle tavole di Abramo. Non ci riferiamo neanche ai dress code che sono più che altro indicazioni, tipo “elegante” “casual” “chiaro” “scuro” ecc… Ci riferiamo proprio a richieste estreme, stile “total white” o “paillettes” o “anni ’70“. Obblighi per forza di cose gli invitati a doversi comprare un abito che magari non metteranno mai più, e fai sembrare il matrimonio una sorta di festa in maschera. Detto questo, whatever, ci sono cose più gravi. E poi si sa, comprare un abito in più non è che proprio ci dispiace.

2. DISTANZE

“La cerimonia si svolgerà alla chiesa xx a Roma, il ricevimento a SFRANCULO IN MEZZO AI MONTI A 3635 km di distanza”.
Quante volte ricevere un invito di nozze vi ha costretto a organizzarvi con auto, traghetto, funivia, racchette da neve e tutto il resto appresso? Per carità, non dico di fare l’all-inclusive tutto in un posto, non spererei in tanto, ma almeno nella stesso comune, o provincia, o regione! Per tutto il resto ci sono io che ti dico WOW quando mi fai vedere le foto della location incontaminata dove dovrò usufruire di comodi bagni chimici (sì, roba appena sentita su Snapchat).

3. GIOCHI

A meno che non ci conosciamo da anni anni anni e anni (si è capito da quanto tempo dobbiamo conoscerci?) io avrò familiarità con al massimo 3-4 persone invitate al tuo matrimonio. Per cui potresti evitare di fare giochi imbarazzanti in cui coinvolgi gli invitati che non si conoscono? Voi siete gli sposi, siete voi a dover essere messi in ridicolo -eventualmente-. Grazie.

4. ALCOOL

Qui i rischi sono due. Gente che non fa l’open bar, ma costringe gli invitati a pagarsi da bere (esistono, giuro) e -peggio ancora- gente che non prevede alcolici. Perché ci sono i bambini, perché volevano risparmiare, perché è un brunch (quindi?). Non voglio dire che alzare il gomito scalda la festa eh, ma, SI LO STO DICENDO. Birra, vino, cocktail, tirate fuori tutto, noi vogliamo divertirci.

5. ORARI

Sposarsi alle 9 di mattina, e io quando mi vesto? Sposarsi in mezzo alla settimana, qui c’è gente che lavora. Sposarsi la mattina e rivedersi la sera per cena, e io che faccio nel frattempo vestita a festa nell’ormai nota SFRANCULO IN MEZZO AI MONTI? Per favore il timing, gli orari, fate le cose a modino.

E ce ne sarebbero altre, molte altre.

CONCLUSIONI

Alla fine della fiera, ricordate: lei è la capa del suo matrimonio, ma voi siete le cape della vostra vita. E se per voi è troppo da affrontare, semplicemente, non andate. Vi assicuro che una sposa preferisce tutta la vita avere un invitato in meno che un invitato scocciato e irritato al suo matrimonio.