COME VESTIRSI PER UN MATRIMONIO

SI

- Scarpe con tacco medio. Sarete in piedi a lungo, ballerete. Non c’è bisogno di costringervi a trampoli importabili. Lasciate soffrire la povera sposa.

- Mini clutch. Dovete portare con voi il cellulare per instagrammare selvaggiamente, cipria e rossetto per piccoli ritocchi. Basta. Non serve il borsone da palestra.

- Capelli a posto. Sembra scontato ma non lo è. Andate sempre dal parrucchiere prima della cerimonia. Quel finto scompigliato che siete convinte di saper fare benissimo in realtà nelle foto vi farà sembrare appena scese dal letto.

- Pochi gioielli, ben proporzionati. Che vuol dire che i vostri amati orecchini a lampadario rischiano di impigliarsi nel pizzo del vestito della sposa mentre ballate.

Non prendetemi in giro, c’ho messo tipo un’ora a fare sta roba che è pure venuta malissimo. Ma volevo darvi il senso di quello che ho scritto.
Vestito corto Lazzari – vestito lungo Asos – Borsa Ted Baker – Scarpe Asos (ma devo dire che muoio anche dietro a queste)
 

NO

- Mai vestirsi di bianco. MAI. Neanche bianco corto, neanche pantaloni bianchi. Il bianco se sei invitata è un grandissimo NO, ma soprattutto un’incredibile mancanza di rispetto nei confronti dell’unica persona che si vestirà di bianco. (Quindi bianco sì solo se andate al matrimonio della vostra peggior nemica e a quel punto fate le cose in grande -versione odio medio, versione odio vero-).

- No alle trasparenze, no alle gonne inguinali. Ricordate che non è il vostro giorno. E’ giusto voler essere bellissime, è ingiusto -e volgare- voler essere prime donne.

- I reggiseni con le spalline di silicone sono la cosa più indecente inventata nell’ultimo secolo. Forse più indecente delle scarpe con la punta quadrata. Quindi evitate. Ne va della vostra reputazione.

- Attenzione ai cut-out. Sì, ok, vanno di moda. Ma avete presente cosa rischia di essere un pranzo di nozze? Volete Far esplodere il vostro stomaco in quel triangolino proprio sopra la pancia?

 

Questo è un post rivisto e corretto che ha preso il via dalle indicazioni che ho dato a Zankyou per questo contributo collettivo.

FAI LA VALIGIA, METTI DENTRO UNA INK YOUR TRAVEL

Conosci Silvia? Beh se mi segui da un po’ sono certa di sì. Silvia è un’amica che ho incontrato dentro quel contenitore spaziale che è Cosebelle magazine e che ho coinvolto in un progetto del cuore come Under the Tree. Nel frattempo lei ha creato i diari della lambretta in cui racconta dei suoi viaggi su due ruote ed ora è qui per portarci in un nuovo capitolo della sua vita (e della sua arte).

Insieme a Irene di Viachesiva Silvia ha realizzato delle tee per vere viaggiatrici (donne). E già il fatto che abbia pensato alle ciniche romantiche là fuori per me è un bellissimo colpo al cuore. Ho chiesto a Silvia e Irene di raccontarmi la nascita di Ink Your Travel

Come nasce l’incontro fra i diari e viachesiva e la voglia di creare questo progetto insieme?

Irene / viachesiva: Nella mia testa l’idea è nata qualche anno fa. Amo tantissimo le magliette come capo d’abbigliamento ma anche come forma di espressione, e non ne trovavo nessuna che esprimesse la mia passione per il viaggiare. Così ho pensato di crearle. E quando ho incontrato Silvia e i suoi disegnini è scattato qualcosa: gli ingredienti c’erano tutti, bastava iniziare a impastare! Così qualche mese fa ci siamo messe al lavoro e la sintonia è stata incredibile fin dall’inizio e su tutto. Quando l’incastro è così perfetto il risultato non può che essere soddisfacente (e divertente!).

Silvia i tuoi disegni sono ormai iconici, li conosciamo bene. È qualcosa che fai direttamente in viaggio, con taccuino in mano o un percorso di sintesi e raccolta una volta tornata dai tuoi viaggi?

Silvia / i diari: Purtroppo mentre viaggio non ho mai il tempo che vorrei per fermarmi e disegnare con calma. Fotografo e prendo appunti, scarabocchio e infilo nella borsa biglietti della metro, volantini, biglietti da visita di ristoranti. Poi a casa rimetto tutto in ordine, seleziono, disegno. Ora che sto iniziando a sperimentare con gli acquerelli vorrei provare a creare qualcosa mentre viaggio (ma ehi il bagaglio in lambretta é veramente ridotto al minimo).

Qual è stata la prima tee che avete pensato di disegnare?

Silvia / i diari: Irene mi ha dato una lista (qualcuno é maniaco di liste qui, sì) di spunti, da cui sono partita a pensare ai possibili disegni. Abbiamo cercato di interpretare quattro diversi approcci al viaggio, e in futuro ci piacerebbe presentarne anche altri. La primissima che ho disegnato é stata poi scartata in realtà, spero che venga ripescata al prossimo giro. Raccontava di mondi nascosti da scoprire. Di quelle che vedete, Wanderlust é stata la più veloce ad essere realizzata. Proprio idea, schizzo di prova, disegno finale. Just go quella che ho rifatto più volte, ma la prima che mi sono immaginata: l’idea della strada, del roadtrip, del prendere e mettersi in cammino non poteva non esserci.

Irene / viachesiva: Just Go è la prima che ho pensato, le altre poi sono nate a ruota, è bastato fermarsi a pensare. E la cosa bellissima è che dai miei spunti Silvia ha disegnato esattamente le immagini che avevo in testa. Quando li ho visti per la prima volta è stato tipo un déjà vu.

Le tee sono per sole viaggiatrici donne. Pensate che il modo di affrontare un viaggio e un’avventura sia diverso fra uomo e donna?

Silvia e Irene:  Le tee sono per sole viaggiatrici donne solo per una questione pratica in realtà. All’inizio avevamo intenzione di stamparle sia da uomo che da donna. Poi, una volta ultimati i disegni, li abbiamo trovati molto femminili, e non eravamo sicure che agli uomini sarebbero potute piacere. Quindi abbiamo optato per la modalità preordine: se un uomo vuole comprare un Ink Your Travel ci manda via mail taglia e modello e appena raccogliamo un numero ragionevole di preordini li mandiamo in stampa.

Irene/viachesiva: Penso comunque che le donne e gli uomini abbiano un modo diverso di viaggiare. Gli uomini vedono il generale, le donne il particolare. Gli uomini cercano lo stupore, le donne l’incontro. Ci ho scritto un post su questo tema qualche anno fa:  Non è un discorso femminista, è solo un approccio diverso al viaggio. Nel post scrivevo che “Le donne si ricordano i sorrisi delle persone, l’aria che si respira nelle città, la luce che fotografano mentre passeggiano, i libri che leggono i vicini sulla metro. Le donne vedono cose che gli uomini guardano solo”. Sono ancora convinta che sia molto vero. Ma spero comunque prima o poi di vedere le Ink Your Travel in giro per il mondo con degli uomini appassionati di viaggi e di disegni.

Correte ad accattarvi una Ink Your Travel qui

UN AMORE PRECARIO A TEMPO INDETERMINATO

Doppio arcobaleno su Roma. Foto @lacyniqueromantique – Miriam Lepore

Quando nasci precario hai un vantaggio: sei disilluso. Ma in senso positivo. Avete mai avuto a che fare con i 50enni che ti dicono che pure loro sono stati precari da giovani? Io ci litigo più o meno una volta a settimana. Essere stati precari per qualche anno quando eravate certi che prima o poi avreste avuto tutto ciò che vi aspettavate (lavoro, casa, figli) ecco, non è proprio la stessa cosa del doversi reinventare ogni singolo giorno (o anno, o triennio) della propria vita. Disilluso vuol dire che non ti aspetti che qualcosa cada dal cielo, che sai che dovrai lavorare sodo per ottenere ogni risultato. Che immagini che tutto possa cambiare, nel bene e nel male, in ogni momento.

Decidendo di sposarmi ho sfidato la mia precarietà, anche economicamente (niente di coraggioso, normale voglia di bimba cresciuta guardando Sissi). Ho messo in piedi un bel piano di accantonamento -si dice così?- per arrivare in un anno alla piccola somma che volevo raggiungere. E ho cominciato a vedere in quello il mio grande progetto, quello a tempo indeterminato. Quando tutto si è fermato, per motivi fuori da noi, è stato come rimettersi nuovamente alla prova, rialzarsi dopo un lavoro perso, cercare intorno ispirazioni contro la tristezza e l’apatia.

Ma la vera forza di chi lavora per se stesso è non smettere mai di immaginare i modi per cambiare, migliorare, fare qualcosa di sempre più bello. Nasce come una necessità. Diventa un modo di vivere ogni aspetto della vita.

Così io ora sono qui, in piedi, a immaginare dove sarò fra 2 o 5 anni. E a vedere un amore a tempo indeterminato. Un amore di cui non ho ancora firmato il contratto e che immagino precario perché sempre in movimento, precario perché è un progetto. Di quelli che vanno migliorati ogni giorno e su cui ogni giorno metti un pezzo di cuore. Oggi ho messo tutto per iscritto. Ed ecco il pezzetto del mio cuore.

5 ISPIRAZIONI PER SPOSARSI A CAPODANNO

Ormai è ben nota la mia passione smodata per i matrimoni di Capodanno. Sì, ammetto che ultimamente sono particolarmente accecata da tutto ciò che è sbrilluccicante.

Però c’è da dire, come già ho avuto modo di spiegare qualche tempo fa in questo guest post, che in realtà chi si sposa a Capodanno vuole particolarmente bene ai suoi amici.

Il motivo è semplice da spiegare: si risolve in un solo momento il problema che affligge tutti dopo Natale (ma dove cacchio vado a Capodanno?). Si sta tutti insieme, già belli eleganti, si vive l’emozione grande della celebrazione di un amore e -beh, da non dimenticare- si mangia e beve a volontà, di solito bene e di sicuro gratis.

Quindi, visto che non posso lanciare il sasso e ritirare la mano, parlandovi così tanto bene dei matrimoni di Capodanno sempre qualche giorno prima della notte di San Silvestro, ecco che sono andata alla ricerca delle più belle ispirazioni dell’anno per cominciare a pensare -seriamente- ad organizzare il Big Day il  31 dicembre 2015.

1) Southwestern bohemian new year’s eve inspiration – Green Wedding Shoes

2) Sparkly New Year’s Eve Wedding Inspiration – Style me pretty

3) This Bride Nails Vintage Glam Bridal Style – The Knot

4) This New Year’s Eve Wedding (In A Blizzard) Is Magical – Refinery 29

5) New year’s eve wedding ideas – Wedding Chicks

PACCHETTI DI NATALE LAST MINUTE

Lo ammetto, sono una ritardataria cronica. Ogni anno mi ritrovo il 24 dicembre a ricorrere a ogni tipo di stratagemma per riuscire a impacchettare i regali per la sera.

L’anno scorso avevo avuto qualche minuto in più, e mi ero ritrovata a utilizzare la cara vecchia pistola con la colla a caldo, con cui avevo trasformato le giganti buste Ikea in perfetta carta da regali.

Ma quest’anno i secondi erano contati.

Mi sono guardata intorno e ho visto lui. Il mitico elenco del telefono. E gnente, l’ho distrutto.

I passaggi sono pochi e non sono neanche da spiegare, eccoveli qui. Sperando possano esservi utili per pacchetti…last second!

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